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Corteo ‘Gaza nel cuore’,
in 500 sfidano il freddo
per gridare «Palestina libera»

OSIMO - Il maltempo non ha fermato i manifestanti che ieri pomeriggio sono sfilati con striscioni e cartelli dalla periferia al centro storico coordinati dal comitato organizzatore. Aziz Farah, presidente della Casa della Cultura Islamica nelle Marche: «Siamo qui per dire basta alle vittime civili e le vittime non sono numeri ma vite umane. Chi sta al potere e non è grado di opporsi a tali atrocità, non sarà mai in grado di difendere i diritti della collettività» FOTO/VIDEO

 

 

Il maltempo non ha fermato il corteo ‘Gaza nel cuore’ che ieri pomeriggio ha animato la periferia ed il centro storico di Osimo. Una manifestazione di solidarietà con il popolo Palestinese, che si è svolta regolarmente nonostante la pioggia battente e addirittura la neve che in mattinata avevano fatto temere per un rinvio. Già dal primo pomeriggio invece un vento forte ha spazzato via progressivamente le nuvole, permettendo ai manifestanti, circa 500 secondo gli organizzatori,  di partire alle ore 16.30 al piazzale del San Carlo alla volta del centro storico, pur con una temperatura gelida. «Il corteo era diviso in varie sezioni tematiche e si riprometteva attraverso striscioni, slogan e cartelli di portare non solo la propria solidarietà al popolo palestinese, – ricorda il comunicato del Comitato promotore manifestazione – ma anche di informare sulla terribile ecatombe in corso a Gaza, dove la popolazione civile sta subendo bombardamenti indiscriminati da parte dell’esercito israeliano su case, scuole, chiese, moschee, addirittura ospedali e ambulanze che trasportano feriti. Ricordiamo che si tratta di crimini di guerra. Quasi 15.000 vittime civili, di cui 6.000 bambini nell’arco di un mese e mezzo sono la macabra contabilità di un vero e proprio genocidio. Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricade proprio il 25 novembre, è stato ricordato dall’associazione Scuola delle Mamme di Osimo che nessun mezzo di informazione, né tanto meno nessuna istituzione italiana, ha speso una parola per le 4.000 donne uccise dai bombardamenti a Gaza».

La sezione di apertura del corteo era dedicata ai bambini «che sono il nostro futuro e la nostra speranza: lo striscione di testa rappresentava il bambino con il pugno alzato simbolo della manifestazione e la scritta Gaza nel cuore.- prosegue il comunicato – A seguire i cartelli dove un bambino palestinese ed un bambino indiano americano alzano il pugno al cielo in segno di vittoria. La seconda sezione denunciava il genocidio in corso con due striscioni: uno recitava un inequivocabile Stop genocidio! mentre l’altro sottolineava l’ipocrisia dell’ “esportazione della democrazia” a suon di bombe».

La terza sezione era invece dedicata ai giornalisti assassinati.«Dal 7 ottobre scorso sono oltre 50 i reporter, i freelance, i cameraman e i fotografi che sono stati uccisi a Gaza, ma anche in Cisgiordania: un numero che supera i giornalisti morti negli ultimi 20 anni in tutti i conflitti del mondo messi insieme. – aggiunge il Comitato promotore – Le vere e proprie esecuzioni di questi eroi (che sanno di correre questo enorme rischio, ma non rinunciano a fare il loro lavoro di corretta informazione) arrivano con un colpo di proiettile oppure con dei bombardamenti indirizzati esattamente sulle loro abitazioni, uccidendo quindi anche i familiari». Infine, l’ultima sezione denunciava l’apartheid che il popolo palestinese subisce da 75 anni. «La parola Apartheid è stata dipinta a mano su dei pannelli con filo spinato che rappresentano il muro di 800 km costruito in Cisgiordania per segregare le comunità palestinesi nella loro stessa terra». Dopo un’ora circa di tragitto, il corteo è giunto in piazza del Comune, dove si sono succeduti al microfono sia gli interventi di alcuni partecipanti (tra cui delle bambine), sia gli interventi dei rappresentanti delle varie realtà associative e politiche che hanno promosso questa splendida giornata di mobilitazione.

Azi Farah al microfono

Aziz Farah, presidente della Casa della Cultura Islamica nelle Marche nel suo intervento in piazza ha sottolineato di aver partecipato alla manifestazione «per condannare il genocidio verso il popolo palestinese, 12.000 morti in un mese di cui più di 4.000 bambini, ovvero un bambino ogni 15 minuti, che paragonato alla nostra città equivale a più dei residenti di osimo stazione. Il silenzio della comunità internazionale e dei mezzi di informazione è assordante di fronte ai bombardamenti degli ospedali, ambulanze, scuole, moschee e chiese che sono luogo di rifugio per gli sfollati. Nelle ultime ore prima della tregua hanno bombardato una scuola i cui morti che loro chiamano vittime collaterali ed un incalcolabile numero di feriti. Oggi nel 2023 è impensabile vedere delle mamme scrivere il nome sui corpi dei propri figli affinché lì possa riconoscere dopo i bombardamenti. Siamo qui per dire che Gaza non ha bisogno di 4 giorni di tregua, ma di una totale libertà ed indipendenza. Deve cessare ogni forma d’assedio. Cielo, mare e terra di Gaza ai suoi abitanti. Siamo qui per dire basta alle vittime civili e le vittime non sono numeri ma vite umane; bambini e donne, ricordiamo che oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Chi sta al potere e non è grado di opporsi a tali atrocità, non sarà mai in grado di difendere i diritti della collettività» ha chiuso Farah.

 

 

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