A pochi giorni dall’inaugurazione del nuovo Poliambulatorio di Ancona, in largo Cappelli, nel luogo in cui ha a lungo operato lo storico ospedale Umberto I, è stata accolta la suggestiva proposta del sindaco Daniele Silvetti e del rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gianluca Gregori, di intitolare la nuova struttura– ponte tra passato e futuro, tra memoria e progresso- ad un personaggio strettamente legato alla storia della Medicina del capoluogo, che si è distinto per il coraggio, la determinazione e l’abnegazione profusi nella professione: la dottoressa Giulia Bonarelli, primo medico donna ad Ancona, vissuta a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento (1892-1936). «La riapertura della struttura sanitaria di Largo Cappelli – spiega il Daniele Silvetti- ci è sembrata un’occasione importante per rafforzare il senso di appartenenza nei confronti di un presidio sanitario storico che avrà nuova vita. Per questo abbiamo proposto di dargli un nuovo nome e dedicarlo a una figura di grande impatto e significato: la prima donna medico di Ancona, una studiosa che ha contribuito alla crescita scientifica dell’ospedale psichiatrico del Piano, una storia che può essere di stimolo per tutte le donne che si affacciano alla professione medica».
Di antica famiglia nobile, brillante studentessa presso il liceo classico Rinaldini, Giulia Bonarelli si è laureata nel 1916 a pieni voti, unica donna delle tre iscritte alla facoltà di Medicina di Bologna che riuscì a conseguire il titolo in quell’anno di guerra e la successiva iscrizione all’albo. Operativa nel difficile periodo che si protrasse nel dopoguerra, scelse di specializzarsi in campo neurologico e contribuì assieme al marito, dott. Gustavo Modena, apprezzato psichiatra, a fare del manicomio anconetano uno dei centri neurologici italiani più importanti per la qualità dell’azione terapeutica svolta. Infaticabile ricercatrice, in particolare nello studio e nella messa a punto delle migliori tecniche riabilitative per il recupero dei soldati danneggiati dalle lesioni riportate al fronte, si spese senza riserve nella cura e nell’assistenza degli stessi e a tutti i suoi pazienti. Formatasi anche in Paesi esteri, la dottoressa Bonarelli ha dedicato la vita alla missione sanitaria e scientifica, rivestendo un ruolo importante anche nella vita culturale cittadina, quale appassionata di letteratura, di filosofia, (traduceva il greco, il latino e lingue moderne come il francese) ma soprattutto di arte. Il suo impegno per la conoscenza e la valorizzazione di tutte le arti fu evidente. Morì a Bolzano a soli 44 anni.
La proposta di intitolazione è stata condivisa dall’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini e recepita dall’ Ast ed è al centro di una istruttoria in corso in Prefettura.
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