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Stretta sul Cas, finirà a marzo 2024
«C’è da uscire dall’emergenza assistenziale»
Annunciati appalti per oltre 1 miliardo

SISMA -Le decisioni prese dalla Cabina di coordinamento e comunicate oggi: chi era in affitto prima delle scosse non percepirà più il Contributo di autonoma sistemazione, mentre chi vive nelle sae pagherà l’affitto equivalente ad una casa popolare, diminuito del 30%. Castelli: «Vogliamo evitare che ci sia un elemento che frena perché familiarizza con l’indennizzo pubblico». Procedure accelerate per la ricostruzione pubblica, 1500 opere con importo inferiore a 5 milioni e 300mila euro andranno a gara entro il 31 marzo

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Guido Castelli, commissario straordinario Sisma 2016

di Monia Orazi

Stretta sul Contributo di autonoma sistemazione, dal 31 marzo 2024 chi era in affitto nel 2016 non lo percepirà più, mentre chi era in affitto e vive nelle sae a partire da quella data pagherà l’affitto equivalente ad una casa popolare, ma diminuito del 30 per cento. Confermata la scadenza per la presentazione dei progetti per chi vive nelle sae, nei mapre, percepisce il cas o alloggia nei cosiddetti alloggi dell’invenduto. Procedure accelerate per la ricostruzione pubblica, 1500 opere pubbliche con importo inferiore a 5 milioni e 300mila euro saranno oggetto di gara d’appalto entro il 31 marzo 2024, per un valore di 1 miliardo e 100 milioni di euro, contenuti nella legge di bilancio in approvazione in parlamento in questi giorni. Arriva la stabilizzazione per 359 dipendenti degli uffici speciali ricostruzione e dei comuni. C’è la possibilità per chi ha delocalizzato l’attività di mantenere per sei anni, oltre alla sede originaria riparata, la struttura provvisoria, pagando.

Sono queste in sintesi le decisioni prese nella cabina di coordinamento sisma del 20 dicembre scorso, illustrate questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal commissario alla ricostruzione e riparazione post terremoto Guido Castelli, presenti anche i direttori degli usr, per le Marche l’ingegnere Marco Trovarelli. «Dobbiamo uscire dall’emergenza assistenziale, il 2024 sarà un anno decisivo, l’anno dell’ultima chiamata per terminare la fase di deposito dei progetti – ha detto Castelli – vogliamo che i tecnici diano priorità a coloro che hanno perso la prima casa e vivono ancora nelle sae e nei mapre o percepiscono il Cas, per questo è stata confermata la scadenza del deposito dei progetti. Queste categorie devono essere la priorità per i tecnici, dopo sette anni vogliamo dimezzare il loro numero. Scadrà il 30 giugno 2024 il termine per il deposito dei progetti di chin vive nelle Sae, nei mampre o nel cosiddetto invenduto, lo stesso termine è stato previsto per la ricostruzione produttiva, in tutti gli altri casi il termine è il 31 dicembre 2024. Sono scadenze che non subiranno ulteriori proroghe, sono state ipotizzate nel rispetto dei principi di programmazione».

FINE DEL CAS PER CHI ERA IN AFFITTO NEL 2016 – La fine del Cas riguarderà le abitazioni private, ha spiegato Castelli: «Il Cas è stato una misura espansiva e importante di grande aiuto, ma dopo sette anni e mezzo ci sarà la cessazione del riconoscimento del contributo in favore di chi all’epoca del terremoto era in affitto. Il 31 marzo 2024 sarà il termine ultimo per godere di tale beneficio. E’ una misura decisa per attuare una ragionevole gestione delle risorse pubbliche, il Cas cesserà a prescindere dal deposito o meno del progetto dell’abitazione goduta in affitto. Mancano all’appello 20mila progettazioni, devono arrivare entro il 2024. Fino a tutto il 2025 ci sarà la possibilità di godere del 110 per cento, strumento indispensabile per assorbire i maggiori costi della ricostruzione non coperti dal costo parametrico, il 2024 deve segnare un cambio di paradigma, per chiudere la fase lunga di deposito dei progetti, pensare a una ricostruzione che sta andando bene e che ha segnato cambio di passo». Per quanto riguarda il contributo di autonoma sistemazione sarà sospeso nel caso non si depositi il progetto: «Vogliamo evitare – ha aggiunto Castelli – che ci sia un elemento che frena la ricostruzione perché familiarizza con l’indennizzo pubblico. Secondo i dati ultimi che abbiamo erano in affitto prima del sisma 1577 nuclei familiari che percepiscono il Cas, 748 nelle sae e nei mapre. Gli affittuari resteranno nelle sae, con affitto parametrato al costo dell’alloggio sociale, ridotto del 30 per cento».

STRUTTURE PRODUTTIVE DELOCALIZZATE  –  Chi ha delocalizzato l’attività, sia agricola, che commerciale e produttiva, potrà tenersi su richiesta la struttura provvisoria, una volta riparata la sede principale, per un periodo massimo di sei anni, quale spazio aggiuntivo, pagando un rimborso al 70 per cento del costo per mantenerla in aggiunta alla struttura riparata, demolizione e manutenzione saranno a carico della partita Iva. E’ stata fatta salva la possibilità che in aggiunta all’edificio riparato, a condizione del rispetto dei requisiti ambientali e urbanistici, l’imprenditore o l’esercente può fare domanda per mantenere entrambe le strutture anche a tempo indeterminato, con il costo a suo carico, purché sia possibile avere la conformità urbanistica ed alle altre norme di legge. Si tratta di una misura presa per dare una mano ai contesti produttivi nelle zone più disagiate.

RICOSTRUZIONE PUBBLICA – Accelerazione sulla ricostruzione pubblica, definita da Castelli senza precedenti. Entro fine marzo 2024 saranno affidati i lavori per 1500 opere pubbliche, di importo inferiore alla soglia di 5 milioni 300mila euro, per un importo di 1 miliardo e 100 milioni di lavori pubblici. Per quelle di importo superiore la scadenza per l’affidamento dei lavori è il 31 maggio 2021. Ha aggiunto Castelli: «Sono due missioni per sviluppare la ricostruzione pubblica secondo logiche acceleratorie, che hanno suggerito di prorogare al 30 giugno 2024 il termine per qualificazione giuridica delle stazioni appaltanti (per partecipare alle gare), abbiamo chiesto ai comuni di fare corsi di formazione per qualificarsi. Con Anac abbiamo messo a punto modelli tipo, per adeguare al nuovo codice degli appalti gli schemi degli affidamenti ispirati al principio di trasparenza e risultato».

STABILIZZAZIONE PERSONALE – Nella legge di bilancio che sarà votata domani in senato e il 29 alla Camera ci sono i fondi per stabilizzare 359 dipendenti per Comuni e Usr, di cui 136 per gli uffici speciali ricostruzione, 233 per i comuni. Inoltre sono stati stanziati il miliardo e 100 milioni per finanziare le gare accelerate delle 1500 opere della ricostruzione pubblica. «Una grande misura ottenuta da parlamento e governo che stanno dando priorità alla ricostruzione, e grande attenzione per il rafforzamento degli apparati amministrativi della gestione sisma, condizione per procedere all’ottenimento dei risultati», ha commentato il commissario.

POCHE IMPRESE NEL CRATERE – Sulla criticità della scarsità delle imprese che lavorano nel cratere Castelli ha reso noto che ne sono attive 1668 di quelle iscritte alla white list, che permette di lavorare alla ricostruzione post terremoto. Per incentivare le imprese a lavorare nel cratere il commissario ha lavorato sul fronte della cessione del credito del superbonus del 110 per cento, attivando un plafond di un miliardo di euro da diversi istituti di credito ed inoltre ha sviluppato relazione con l’Ance, associazione nazionale costruttori edili, per sensibilizzare le imprese a venire a lavorare nel cratere, denunciando il caso frequente di terremotati che non trovano imprese per ricostruire le proprie case.

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