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Fissato il funerale di Andreea Rabciuc,
rose bianche e blu per l’addio
nella cattedrale di San Settimio

LA CAMERA ardente sarà aperta lunedì per due giorni alle visite, poi per mercoledì pomeriggio è fissato l’ultimo saluto alla 27enne scomparsa due anni fa da Montecarotto, i cui resti sono stati ritrovati a gennaio in un casolare a poca distanza dal luogo dell’ultimo avvistamento. La famiglia ha chiesto di devolvere le offerte a Telefono Rosa

Andreea Rabciuc

 

Rose bianche e blu e offerte da devolvere a Telefono Rosa per l’ultimo saluto ad Andreea Rabciuc, la 27enne scomparsa il 12 marzo del 2022 da un casolare di Montecarotto dopo una serata trascorsa con il fidanzato e due amici. I resti della ragazza, cercata per quasi due anni, sono stati ritrovati lo scorso gennaio in una casa colonica di Castelplanio ad appena un chilometro del luogo dell’ultimo avvistamento. Un mese fa la Procura aveva dato il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia che ora annuncia le esequie fissate per mercoledì prossimo 20 marzo, alle ore 15 nella cattedrale di San Settimio a Jesi. La camera ardente, allestita nella casa funeraria Santarelli di Monsano, sarà aperta alla visite lunedì 18 e martedì 19 marzo dalle ore 9 alle 20. Accanto alla bara, come ultimo, delicato atto d’amore, ci saranno i fiori con i colori, il bianco e il blu, più amati da Andreea, che dopo il funerale, riposerà per sempre al cimitero di Jesi. Non è casuale neppure la scelta dei familiari di destinare le donazioni all’associazione che sostiene lle donne vittime di violenza e di maltrattamenti.

Non sono ancora arrivate a conclusione le indagini aperte per sequestro di persona, spaccio, omicidio volontario e in alternativa, per istigazione al suicidio nei confronti di Simone Gresti, il fidanzato della ragazza, unico iscritto sul registro degli indagati che si è sempre proclamato estraneo ai fatti. Solo tre giorni fa, la mamma di Andreea, Georgeta Cruceanu, con gli amici dell’Oscar Wilde irish pub di Jesi, dove la 27enne viveva e lavorava, ha voluto ricordare la figlia nel secondo anniversario della scomparsa con una fiaccolata alla quale hanno partecipato circa 200 persone. Georgeta le ha abbracciate idealmente tutte. Una folla di affetti che ha rafforzato, nel dolore, la sua volontà di chiedere verità e giustizia per una ragazza che meritava di vivere ancora a lungo e di realizzare tutti i suoi sogni.

Il manifesto funebre

«A volte bisogna sospendere l’incredulità. Lo facciamo quando ci troviamo di fronte a qualcosa di assurdo, a qualcosa che non riusciamo a concepire, nemmeno a immaginare. – è il testo del messaggio letto dagli amici il 12 marzo scorso al termine del corteo, al quale ha preso parte anche il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo – Sospendiamo l’incredulità e decidiamo di accettare l’inconcepibile per un unico motivo: perché solo così possiamo capire, solo così possiamo sapere. Solo osservando qualcosa di impossibile possiamo renderci conto che a volte l’impossibile accade. Impossibile è che Andreea non ci sia più. Impossibile è accettare un mondo in cui manchi il suo sorriso generoso, quello che destinava a tutti, specchio di un cuore profondo e complicato, che era facile afferrare, facilissimo sfruttare. Se poi in questo cuore avevi la possibilità di rimanere, allora trovavi un posto sicuro, una casa per sempre. Impossibile è non ricordare la sincerità di una ragazza che non le mandava a dire, che non aveva paura di niente e di nessuno, che non temeva di farsi sentire, rumorosa, che non temeva di farsi vedere, colorata. Impossibile è non scorgere più con la coda dell’occhio l’eco dei suoi movimenti, siano questi tra i tavoli di un locale, o a correre dietro ai cani che amava. Impossibile è non rimanere più rapiti dal mondo magico che Andreea rappresentava con un cappello con le orecchie, con un tatuaggio meraviglioso, con uno zainetto a forma di unicorno, l’animale fantastico che andava ricercando in continuazione, simbolo di libertà e di fantasia. Allora è questo quello che vogliamo fare: vogliamo credere all’impossibile, vogliamo credere agli unicorni. Perché credere- hanno concluso gli amici di Andreea – significa anche pretendere che l’impossibile accada. Significa pretendere e ottenere che chi sa parli, che chi ha responsabilità paghi, che chi ha il dovere di rendere il mondo un posto migliore non si limiti a notare, ma agisca con decisione e senza tentennamenti, perché non esistono disegni più grandi di una singola vita. Accettiamo l’impossibile, siamo disposti a credere ancora che ci sarà giustizia. Siamo disposti a sospendere l’incredulità e a capire, a sapere, a dire con coraggio e con ostinazione sì, noi crediamo agli unicorni».

 

(Redazione CA)

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