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Daniele Berardinelli: «Ci vuole tempo
a sistemare 30 anni di non curanza
delle precedenti amministrazioni»

ANCONA - Le dichiarazioni dell'assessore sono state fatte ieri sera prima che giungesse all'Accademia di Babele il vicepremier Antonio Tajani

Daniele Berardinelli, assessore al Verde e al Turismo

di Antonio Bomba (Foto di Giusy Marinelli)

Mancano pochi giorni e sarà passato un anno dal dì in cui Daniele Silvetti, vincendo le elezioni comunali di Ancona, ha iniziato ad amministrare la città.

Così ieri nel tardo pomeriggio, sarà stata la gioia per la ricorrenza in arrivo, sarà stato un luogo come l’Accademia di Babele in largo Fiera della Pesca che ricorda a tanti il primo comizio ufficiale tenuto dall’attuale sindaco in presenza di tutti i partiti e le liste civiche che poi lo avrebbero sostenuto, sarà stato che c’era da colmare un ritardo di trequarti d’ora circa in cui è incappato il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani, fatto sta che Daniele Berardinelli ne ha approfittato per fare il punto sulla situazione del Comune di Ancona a un anno dal loro ingresso a Palazzo del Popolo.

Lui, che da storico militante di Fi sin dal giorno zero, dopo 26 anni di fiera opposizione si è ritrovato assessore, ha iniziato a spiegare come sia «tempo di un primo bilancio, di una riflessione. Amministrare la città è un qualcosa di molto difficile e impegnativo. Lo sa bene Daniele per primo. E poi tutti gli assessori e consiglieri che vedo qua in platea. Dicevo è molto difficile perché oltre alla mancanza di risorse e alla mancanza di collaborazione, magari da parte di chi era abituato a gestire la cosa pubblica sempre in un solo verso, qualcosa ci ha sorpreso negativamente».

Proprio per questo, secondo Berardinelli «stiamo poi cercando di metter mano alla cattiva organizzazione della macchina comunale che abbiamo trovato. E questo non è semplice».

Soprattutto però «un errore secondo me lo abbiamo fatto. Quello di non fare chiarezza su quello che abbiamo trovato quando siamo arrivati. Faccio subito un esempio facilmente intuibile: se ci sono in una città 10.000 buche ma noi non lo diciamo, anche che poi ne abbiamo asfaltate 2.000, la gente continua a lamentarsi delle 8.000 non sistemate, ma non si rende conto che un grosso passo avanti è stato fatto dopo 30 anni di non curanza delle precedenti amministrazioni».

Berardinelli prosegue con la sua personale analisi: «Purtroppo e per fortuna questa elezione che ha portato a un cambio epocale ha suscitato grandissime attese da parte dei cittadini. Però dovete anche capire che in 6 mesi non si possono risolvere 30 anni di problemi radicati nel territorio. Penso ai miei settori come il Verde. Con il turismo siamo dovuti ripartire da zero. Poi – altro esempio – la piscina del Passetto. Per anni, forse per decenni, chi ha giocato sotto il pallone pressostatico ha spesso giocato fuorilegge dato che non era omologato per più di 50 persone. E quindi tantissime partite non avrebbero potuto svolgersi. Poi siamo arrivati noi e casualmente, voglio pensare che sia così, è stato fatto notare che il pallone non era più a norma».

Tuttavia per l’assessore «le idee ci sono e i miei colleghi assessori sono tutti molto preparati. Voglio citarne solo uno che spesso finisce sulla stampa. Parlo dell’assessore Stefano Tombolini che qualche volta magari è un po’ esuberante, ma ha una preparazione tale che deve essere un orgoglio per tutta la città avere un assessore così ad amministrarla. Faccio non a caso il nome suo perché magari non è molto chiaro come sono andate le cose. Adesso dopo un anno stanno per arrivare i primi frutti e molti altri ne arriveranno grazie a una programmazione più lunga».

Berardinelli ha poi lodato anche Daniele Silvetti, definendolo «un politico di caratura nazionale. Egli infatti è entrato a far parte della segreteria nazionale di Forza Italia. Una segreteria ristretta, non di 150 membri come capita magari in altri partiti. È un ruolo che ci deve rendere orgogliosi perché può rappresentare, nel partito e nel governo, visto il ruolo di Antonio Tajani, le esigenze di Ancona e di tutte le Marche».

Dal canto suo Silvetti, con il freno a mano tirato vista la par condicio, si è limitato a buttarla sulle sensazioni: «Questa sala mi provoca sempre delle emozioni, visto che proprio qui a febbraio iniziammo il nostro cammino verso le elezioni di maggio. Era una sala piena di motivazione. C’era un’Ancona che era pronta per vincere, contraddistinta da uno spirito combattente che si toccava con mano e in questo anno di governo posso dire che la città continua ad avere un’aspettativa molto alta. E questa è la dimostrazione che un’alternativa era ed è possibile».

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