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Sanità, strade e porto:
tutti gli accordi Ancona-Roma
tornano al tavolo del nuovo governo

ANCONA - Capoluogo con il fiato sospeso: lo tsunami giallo-verde di M5S e Lega non ha portato nessun rappresentante di Ancona in Parlamento e con il prossimo governo (pentastellato, di centrodestra o di unità nazionale?) bisognerà ratificare importanti intese prese dal precedente esecutivo Renzi-Gentiloni

Il ministro Graziano Delrio alla firma del protocollo d’intesa del 9 febbraio 2017

 

Rivoluzione 5 Stelle, Ancona con il fiato sospeso per gli accordi siglati con il Governo Renzi-Gentiloni. Molte le partite che rischiano di tornare sul tavolo del nuovo esecutivo, che sia a guida 5 Stelle o Centrodestra o di Unità nazionale. Quello che è certo che le incognite che si potrebbero aprire, su questioni date ormai per certe, sono diverse, a partire da sanità ed infrastrutture.

Sul fronte sanità a restare ancora aperte sono le partite della costruzione del nuovo Salesi a Torrette e del nuovo Inrca-ospedale di rete all’Aspio di Camerano. Per il Salesi sono attesi dallo Stato 22,3 milioni (circa la metà dell’interno importo dei lavori), più altri 10 milioni Stato-Regioni. Soldi per i quali dalla Regione era già stata chiesta una proroga, per non vederli andare in fumo, al ministro Beatrice Lorenzin. Il cronoprogramma prevedeva l’espletamento della gara d’appalto a gennaio 2018 per affidare i lavori a giugno e vedere concluso il progetto di trasferimento nel 2020, ma ancora tutto è fermo al palo.

Inrca: la quota parte di finanziamento prevista dallo Stato è di 39,5 milioni su i 79,5 complessivi del progetto. Dopo ricorsi incrociati e posa della prima pietra più volte celebrata, i cantieri, anche in questo caso, non procedono ed anche in questo caso l’orizzonte temporale era segnato per il 2020.

Capitolo infrastrutture. Graziano Delrio, ministro divenuto simbolo della ripartenza della città e dello stop definitivo all’Uscita Ovest, ha preso numerosi impegni con Ancona per le grandi opere dal raddoppio della variante alla Statale 16 per il tratto Torrette-Falconara, al Lungomare Nord, con la previsione del nuovo percorso di collegamento porto grande viabilità. E ancora l’impegno del governo per il raddoppio del bacino di Fincantieri. Ed ora? Il raddoppio della variante alla Statale 16 ha subito già due stop consecutivo al Consiglio superiore dei lavori pubblici che lo scorso gennaio ha bocciato anche gli approfondimenti presentati da Anas. Per l’opera attesa da trent’anni erano previsti e stanziati, ha assicurato in più di un’occasione in città Delrio, 233 milioni. Il più grande interrogativo ora resta sulla variante porto-A14. Archiviata l’Uscita Ovest a febbraio del 2017, durante il patto sulle grandi opere firmato ad Ancona da Delrio, si è allo studio del tracciato del tunnel che dovrebbe tagliare la frana all’altezza della concessionaria Bartoletti e collegare il raccordo scalo-autostrada. Stima dell’intervento 80 milioni ai quali si aggiungerebbe la stima dei 60 milioni previsti per il raddoppio della Flaminia che da strada comunale, almeno nelle intenzioni, dovrebbe diventare strada statale.

L’ex provveditore delle opere pubbliche Maria Lucia Conti con l’ex Ministro Graziano Delrio a Palazzo degli Anziani per il protocollo di intesa sul lungomare nord del 12 ottobre 2017

Al tavolo del patto delle grandi opere è cambiata anche la rappresentanza del provveditore alle opere pubbliche di Marche Umbria e Toscana, nominato il mese scorso, Marco Guardabassi, che sostituisce Maria Lucia Conti, firmataria dell’accordo di febbraio 2017. Una delle ultime nomine fatte però dal ministro Delrio poco prima delle nuove elezioni.

Ultimo punto Fincantieri. Nell’ultima visita ad Ancona lo scorso ottobre Delrio aveva assicurato all’amministratore delegato del gruppo navalmeccanico Giuseppe Bono «di fronte ad un progetto serio dei privati il governo farà la sua parte». Progetto da 100 milioni per raddoppiare il bacino per i quali Fincantieri ha già messo a bilancio 2018 40 milioni, i restanti dovrebbero arrivare dallo Stato. Cosa ne penserà il nuovo titolare del dicastero degli impegni presi dal suo predecessore? A tenere Ancona col fiato sospeso, non solo i cambi al vertice della guida del Paese, ma anche la mancanza di rappresentanti a Roma. Dopo le elezioni dello scorso 4 marzo la città di Ancona si ritrova senza un solo parlamentare, come mai finora. Gli eletti della provincia, tutti esponenti del movimento di Grillo, provengono tre da Fabriano, tre da Jesi, tra cui il docente universitario di geomorfologia Mauro Coltorti, designato da Luigi Di Maio come futuro ministro alle Infrastrutture (nel caso l’incarico di Governo venga affidato ai 5 Stelle), ed uno di Osimo. Tutti si sono affrettati a dire che rappresenteranno le istanze di tutto il territorio, ma certo è innegabile il vuoto di rappresentanza a livello nazionale della città capoluogo.

Al sicuro invece i finanziamenti per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione della Mole vanvitelliana, del progetto Iti-Waterfront, il progetto periferie e l’intervento del Lungomare nord per quanto riguarda la messa in sicurezza della frana, il raddrizzamento del tracciato di Rfi con l’aumento della velocità di percorrenza dei treni e l’interramento con i fanghi dei dragaggi portuali. Tutti progetti di cui sono già stati firmati lo stanziamento dei fondi da parte del governo e della Regione, per quanto riguarda Mole, periferie e waterfront, mentre il primo passo per il lungomare nord sarà a carico di Rete Ferrovie Italiane.

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